La spinta globale alla decarbonizzazione ha portato l’idrogeno sotto i riflettori, e per una buona ragione. Un tempo trascurato, l’idrogeno è ora considerato uno strumento potente nel kit delle energie pulite. È particolarmente promettente in ambiti dove la sola elettricità non basta, come l’industria pesante e il trasporto a lunga percorrenza.
Uno studio congiunto del World Energy Council, dell’EPRI e di PwC conferma che l’idrogeno a basse emissioni di carbonio potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi entro il 2040.
Come il mondo sta puntando sull’idrogeno
Europa, Medio Oriente e alcune parti dell’Asia stanno guidando la corsa. Paesi come la Germania e il Giappone hanno lanciato strategie per l’idrogeno ambiziose, mentre nove nazioni arabe si sono recentemente impegnate a produrre oltre 27 milioni di tonnellate di idrogeno a basse emissioni di carbonio all’anno entro il 2040.
Non si tratta solo di promesse: investimenti in crescita, quadri normativi e partnership transfrontaliere le sostengono. Innovazioni nella tecnologia delle celle a combustibile, nello stoccaggio dell’idrogeno e nelle infrastrutture di rifornimento stanno inoltre accelerando il passaggio dalla teoria alla pratica.
Il potenziale industriale dell’idrogeno
Oltre ad alimentare i veicoli, l’idrogeno può ridurre drasticamente le emissioni in settori notoriamente difficili da elettrificare, come la produzione di acciaio, il cemento e la chimica.
In Europa, il Green Deal dell’UE sostiene l’integrazione dell’idrogeno in questi settori, promuovendo tecnologie più sicure e un allineamento normativo. L’Italia, ad esempio, può trarne vantaggio attraverso le sue industrie chimiche e manifatturiere, già inserite nelle strategie europee sull’idrogeno.
L’Italia nel mercato dell’idrogeno
Sebbene l’Italia non sia in testa alla corsa globale, è ben posizionata per svolgere un ruolo di supporto nella transizione energetica pulita del continente. Dai treni alimentati a idrogeno in Valcamonica ai gasdotti riconvertiti, il Paese sta costruendo con costanza la propria infrastruttura. Come ponte naturale tra le fonti rinnovabili africane e i mercati europei, l’Italia ha buone possibilità di diventare un nodo chiave nella catena di approvvigionamento globale dell’idrogeno.
La gigafactory di elettrolizzatori De Nora in Lombardia ne è un chiaro esempio, trasformando quel potenziale in impianti, posti di lavoro e tecnologia locale.
La strada dell’idrogeno non è semplice. Costi, infrastrutture e coordinamento globale restano ostacoli significativi, ma la direzione è chiara. Con investimenti adeguati e politiche intelligenti, l’idrogeno potrebbe ridefinire il modo in cui alimentiamo parti cruciali del nostro mondo. Non risolverà da solo il cambiamento climatico, ma potrebbe contribuire in modo sostanziale alla soluzione.